L'ispettore ASL entra in cantiere alle 9:40. Chiede il POS. Quello in baracca è del cantiere di sei mesi fa. Il POS, piano operativo di sicurezza, è il documento che ogni impresa esecutrice deve redigere prima di entrare in cantiere: lo prevede l'art. 89, comma 1, lettera h) del D.Lgs 81/08, con i contenuti minimi fissati dall'Allegato XV, punto 3.2. Descrive come la tua impresa lavora in quel specifico cantiere: uomini, mansioni, attrezzature, sostanze, DPI e misure di sicurezza. Qui trovi la struttura completa, sezione per sezione, da usare come fac simile — e gli errori che trasformano il POS in un boomerang.
Chi deve redigere il POS (e chi no)
Il POS lo firma chi ne risponde: tu, datore di lavoro. Lo redige il datore di lavoro di ogni impresa esecutrice, per ogni singolo cantiere, prima dell'inizio dei propri lavori. Vale anche per l'impresa affidataria quando esegue lavorazioni con proprio personale. E vale anche se in cantiere c'è una sola impresa: il POS non dipende dalla presenza del coordinatore. Chi invece NON deve redigerlo: i lavoratori autonomi senza dipendenti (l'art. 21 D.Lgs 81/08 assegna loro altri obblighi, come tessera e attrezzature conformi, ma non il POS). Puoi farti aiutare dall'RSPP o da un consulente, ma la responsabilità del documento resta tua: la firma in calce non è una formalità. Ricorda anche l'art. 102: il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza deve poter consultare il piano, con copia consegnata almeno 10 giorni prima dell'inizio dei lavori. Salti questo passaggio e la prima contestazione è già pronta.
POS, PSC e PSS: chi fa cosa
Tre sigle, tre documenti, tre responsabili diversi. Confonderli costa. Il PSC (piano di sicurezza e coordinamento) lo redige il coordinatore per la sicurezza in progettazione, incaricato dal committente, quando in cantiere sono previste più imprese anche non contemporanee: fotografa i rischi dell'intero cantiere e le regole di coordinamento tra le imprese. Il PSS (piano sostitutivo di sicurezza) riguarda gli appalti pubblici nei casi in cui il PSC non è obbligatorio: lo redige l'appaltatore e sostituisce il PSC, senza però contenere la stima dei costi della sicurezza. Il POS è invece sempre dovuto da ogni impresa esecutrice e funziona come piano complementare e di dettaglio del PSC. Dove il PSC dice «in questo cantiere si lavora così», il POS dice «la mia impresa, con questi uomini e questi mezzi, lavora così». L'impresa affidataria verifica la congruenza dei POS dei subappaltatori rispetto al proprio prima di trasmetterli al coordinatore per l'esecuzione. E i lavori di ciascuna impresa iniziano solo dopo l'esito positivo di quelle verifiche: un POS incoerente tiene fermo il subappalto al palo.
Il fac simile: i 10 capitoli del POS secondo l'Allegato XV, punto 3.2.1
- ✓1. Dati identificativi dell'impresa: nominativo del datore di lavoro, indirizzi e riferimenti telefonici di sede e cantiere; attività svolte in cantiere ed eventuali turnazioni; nominativi di addetti al primo soccorso, antincendio ed evacuazione, RLS (aziendale o territoriale), medico competente ove previsto, RSPP; nominativo del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere; numero e qualifiche dei lavoratori dipendenti e autonomi che operano per conto dell'impresa
- ✓2. Mansioni inerenti la sicurezza: chi fa cosa, in cantiere, per ciascuna figura nominata
- ✓3. Descrizione dell'attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro dell'impresa
- ✓4. Elenco di ponteggi, ponti su ruote e altre opere provvisionali rilevanti, macchine e impianti utilizzati (con verifiche e manutenzioni in regola)
- ✓5. Elenco delle sostanze e miscele pericolose utilizzate, con le relative schede di sicurezza
- ✓6. Esito del rapporto di valutazione del rumore (e delle vibrazioni, quando pertinente)
- ✓7. Misure preventive e protettive integrative rispetto a quelle del PSC, per le lavorazioni proprie dell'impresa
- ✓8. Procedure complementari e di dettaglio richieste dal PSC, quando previste
- ✓9. Elenco dei DPI forniti ai lavoratori: quali, per quali lavorazioni, con consegna documentata
- ✓10. Documentazione su informazione e formazione: attestati, formazione specifica per mansione, addestramento all'uso di attrezzature e DPI di terza categoria
Come compilare ogni sezione senza fare un POS fotocopia
Sessanta pagine scaricate da un modello, cambia solo l'intestazione. Un ispettore (o un coordinatore sveglio) lo riconosce in trenta secondi. Le firme del copia-incolla sono sempre le stesse: elenchi di attrezzature che l'impresa non possiede, valutazione rumore di un altro cantiere, DPI per lavorazioni che non farai mai. La regola pratica è una: ogni sezione deve parlare di QUESTO cantiere. Nella descrizione attività scrivi le tue lavorazioni reali, con le fasi in sequenza. Nell'elenco attrezzature metti solo ciò che porterai davvero, con date di verifica. Nelle misure integrative rispondi puntualmente ai rischi del PSC di quel cantiere. Un POS specifico di 15 pagine vale più di uno generico di 80. E in caso di infortunio, un POS fotocopia è la prima cosa che l'accusa userà contro di te.
Sanzioni: cosa rischi senza POS (o con un POS inadeguato)
POS mancante non significa multa: significa reato. Per il datore di lavoro è previsto l'arresto da tre a sei mesi o l'ammenda, con importi rivalutati periodicamente che oggi si collocano nell'ordine di alcune migliaia di euro (verifica sempre gli importi aggiornati con il tuo consulente). Ma il danno vero è un altro. La mancata elaborazione del POS rientra tra le gravi violazioni dell'Allegato I del D.Lgs 81/08: quelle che fanno scattare la sospensione dell'attività imprenditoriale e, dal 1° ottobre 2024, la decurtazione di crediti sulla patente a crediti. Cantiere fermo quel giorno stesso, penali del committente che corrono, punti persi. Il costo reale di un POS mancante non è l'ammenda: è tutto quello che si porta dietro.
Quando aggiornare il POS
Il POS del primo giorno non copre il cantiere del sesto mese. Va aggiornato ogni volta che cambia qualcosa di rilevante: nuove lavorazioni non previste, nuove attrezzature o sostanze, variazioni della squadra o delle figure della sicurezza, modifiche del PSC che richiedono nuove procedure di dettaglio. In cantieri lunghi conviene una revisione programmata, a ogni nuova fase: scavi, struttura, finiture. Tieni il POS insieme agli altri documenti nel gestionale di cantiere, con versioni datate e firmate: chi cerca l'ultima revisione la trova, e il giornale dei lavori documenta quando le nuove procedure sono entrate in vigore. Aggiornare il POS è dieci minuti di lavoro. Un POS vecchio davanti a un ispettore è, come minimo, una giornata di cantiere persa.
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Chi deve redigere il POS?
Il datore di lavoro di ogni impresa esecutrice, per ogni singolo cantiere, prima dell'inizio dei propri lavori (art. 89 e Allegato XV D.Lgs 81/08). Vale anche con una sola impresa in cantiere e anche per l'impresa affidataria quando esegue lavori con proprio personale. Può farsi assistere da RSPP o consulenti, ma la responsabilità e la firma restano del datore di lavoro.
Il lavoratore autonomo deve fare il POS?
No. Il lavoratore autonomo senza dipendenti non è impresa esecutrice e non redige il POS. Ha però gli obblighi dell'art. 21 del D.Lgs 81/08: attrezzature conformi, DPI adeguati e tessera di riconoscimento in appalti e subappalti. Attenzione: se l'autonomo di fatto coordina altri lavoratori, il quadro cambia e gli obblighi diventano quelli di un'impresa.
Serve il POS anche per un piccolo lavoro in casa privata?
Sì, se a eseguirlo è un'impresa con lavoratori: l'obbligo del POS non dipende dalla dimensione del cantiere né dalla presenza del coordinatore. Anche il rifacimento di un bagno con due operai richiede un POS, proporzionato al lavoro: bastano poche pagine, purché descrivano davvero quel cantiere, le lavorazioni, le attrezzature e i DPI usati.
Che differenza c'è tra POS e DVR?
Il DVR valuta i rischi dell'azienda nel suo complesso; il POS li declina sulla singola commessa. Il DVR è obbligatorio per ogni datore di lavoro a prescindere dai cantieri; il POS descrive quel cantiere, quelle lavorazioni, quella squadra. Nessuno dei due sostituisce l'altro: l'impresa edile con dipendenti deve avere entrambi, e i due documenti devono essere coerenti tra loro.
Cosa succede se il POS manca o è inadeguato?
Rischi un reato contravvenzionale: arresto da tre a sei mesi o ammenda per il datore di lavoro, con importi rivalutati nel tempo. In più è una grave violazione dell'Allegato I del D.Lgs 81/08: può far scattare la sospensione dell'attività nel cantiere e la decurtazione di crediti dalla patente a crediti. E un POS generico o fotocopia viene contestato come inadeguato quasi quanto un POS assente.
Ogni quanto va aggiornato il POS?
Ogni volta che cambiano le condizioni che descrive: nuove lavorazioni, nuove attrezzature o sostanze, variazioni della squadra o delle figure della sicurezza, modifiche del PSC. Non esiste una scadenza fissa. Nei cantieri lunghi è buona pratica una revisione a ogni cambio di fase. Ogni revisione va datata, firmata e trasmessa all'affidataria o al coordinatore per l'esecuzione.
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Esperto di gestione aziendale per imprese edili italiane. Fondatore di Edilizia in Cloud, la piattaforma gestionale dedicata al settore delle costruzioni.


